La storia del Club

La storia del Club di Lugano

 

 

Il 12 giugno del 1951 venne fondata in quel di Venezia l’associazione Panathlon International.

Nell’atto costitutivo – ove viene citato il nome provvisorio ‘Disnar Sport’ (dal veneziano ‘desinare’) – si parla dei valori dello sport come uno degli aspetti principali della vita di ogni nazione. Direttamente dall’atto, ecco i fondamenti di quella che poi sarebbe diventata un’associazione di caratura globale: “Allo scopo di affratellare i vari sports e di propagandare l’idea sportiva specie nei riguardi morali e sociali […] e che a tavola: si ravvivano le amicizie e le simpatie, si parla e si discute con più franchezza e cordialità, si eliminano spesso, dubbi, equivoci e incomprensioni; e che lo sport deve unire gli individui e i popoli in unico ideale a prescindere da interessi particolari, dalle convinzioni politiche, dalle classi sociali e dall’età…”

Gli scopi dell’associazione internazionale e delle sue varie espressioni locali, ieri come oggi, sono: l’amicizia fra i soci e fra chi opera nel mondo dello sport; la divulgazione pubblica degli studi attinenti allo sport; la diffusione di sani criteri di miglioramento sico e di comportamento sportivo imperniati sul fair-play e sulla dissuasione da pratiche dopanti; il sostegno a favore dei disabili e l’educazione alla non violenza.

L’associazione luganese, guidata ora da Stefano Giulieri (già direttore della Banca Coop e con un passato nella Banca Popolare Svizzera) è nata l’11 febbraio 1954 e si è fatta riconoscere nel corso degli anni per la sua presenza nel panorama sportivo locale attraverso l’organizzazione di eventi, di premiazioni e di dibattiti.
«Gestiamo ogni nostra attività sui principi morali e culturali dello sportivo» – spiega Giulieri. «Lo sport, nella sua purezza, contribuisce a formare la personalità di uomini e popoli, ed è proprio per questo che fu scelto il motto ‘Panathlon Ludis Iungit’ – cioè lo sport che unisce tutti. Per seguire questi ideali il Panathlon Club Lugano promuove la firma di alcuni documenti, quali la Carta dei diritti del ragazzo nello sport, la Carta dei doveri del genitore e la Carta del fair-play. Le nostre attività si svolgono nel pieno rispetto di questi decaloghi e in amicizia, toccando i temi più disparati.

Si varia da incontri dettati dal puro divertimento, con partite e piccoli tornei per stare insieme, a temi decisamente più profondi e speci ci con serate dedicate all’etica sportiva, alla salute degli sportivi, alla valorizzazione degli sportivi attraverso il premio al merito sportivo e al fair-play».

È molto importante, trattando certi temi, l’appoggio incondizionato delle istituzioni. «Nel gennaio del 2016 abbiamo presentato al  municipio di Lugano la carta sull’etica nello sport giovanile, rmata poi dal sindaco. Il fatto che la Città abbia preso atto di questo documento è importante, perché dà valenza politica ai concetti che portiamo avanti; è un impegno che Lugano ha preso per tutti coloro che operano nel mondo sportivo. Abbiamo un lo diretto con le istituzioni visto che molti dei protagonisti della vita politica e sportiva della città sono dei soci, il che è positivo per i valori che intendiamo promuovere. Cerchiamo inoltre, sempre attraverso questa rete di conoscenze, di partecipare in modo attivo in occasione dei più importanti eventi sportivi locali».

Un particolare ricordo, sicuramente emozionante, si staglia dal filo del racconto. «Mi ricordo di un pomeriggio sportivo nel quale abbiamo organizzato una gara di basket in carrozzella, con una squadra formata da cestisti disabili e un’altra da ex sportivi cosiddetti normodotati. È stato un evento fantastico perché lì si è effettivamente visto il valore tecnico della squadra disabile che ha sonoramente battuto gli avversari. È la dimostrazione che la bellezza dello sport vale per tutti».

Con la carta dei genitori si tocca un tema molto importante, cioè la dinamica dello sport familiare.
«Spesso sentiamo parlare di alcuni genitori esagitati e di padri che insultano l’arbitro o il figlio, ma sappiamo che è solo la punta dell’iceberg. Ci chiediamo: queste persone concepiscono lo sport come puro divertimento e come attività utile nella formazione dei gli? A volte sentiamo casi spiacevoli che fanno eco, ad esempio quando il genitore porta il glio a fare sport per soddisfare l’ambizione di vincere che in passato non era riuscito a portare a termine. Alla ne tutto questo diventa controproducente per il glio, anche se si raggiunge l’apice,  perché la passione scompare. Molte società ticinesi stanno facendo un gran lavoro in questo senso già da molti anni e la nostra speranza è che non si ripetano più situazioni spiacevoli. Penso poi agli arbitri, categoria di sportivi che spesso ci dimentichiamo; questi ragazzi lo fanno per divertimento e per spirito d’iniziativa, ma ricevono troppe volte in cambio insulti – da genitori, allenatori e giocatori. Queste cose non devono più esistere, perché non si meritano tutto questo nemmeno in caso di errore. Abbiamo parlato di questi e altri temi, legati alle nuove tecnologie, con Massimo Busacca: sono problemi reali e riguardano il futuro non solo del calcio ma anche di tanti altri sport».

Il Panathlon è un impegno a tempo pieno, sempre con uno sguardo al futuro.
«Sono entrato in un modo casuale nel Club. Per festeggiare il 40° anno di fondazione stavano cercando degli sponsor, e a quell’epoca rappresentavo la Banca Popolare Svizzera. L’accordo è avvenuto e di conseguenza mi sono documentato meglio; ho in seguito deciso di inoltrare la domanda di adesione, poi accettata. Ora sono il presidente e faccio anche il tesoriere del Panathlon International; in questo senso mi aiuta l’essere andato in pensione, perché altrimenti non sarebbe stato conciliabile con le mie precedenti professioni. Per il futuro presenteremo a breve il programma per il 2017, con i nostri punti fermi come i Premi al merito, la collaborazione con Aiuto Sport Ticino e l’organizzazione di eventi speci ci. Inoltre saliremo a quota 70 soci grazie all’ingresso di nuove personalità che contribuiranno a quella che vorrei fosse una crescita continua».

 

Credits: www.sportiamo.ch

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